Lesbiche e PMA: alla Corte Costituzionale una questione di genitorialità ed uguaglianza

Pubblichiamo di seguito l’importante ordinanza con cui il Tribunale di Pordenone ha rimesso alla Corte Costituzionale l’ennesima questione di illegittimità della legge 40/2004. Tale legge, d’impronta confessionale, è stata già radicalmente “smantellata” dalla Consulta nel corso degli anni ed ora è arrivato il tempo di abbatterne l’ultimo tabù oscurantista: il divieto per le coppie lesbiche di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA).

Dietro tale divieto si cela, infatti, una grande ipocrisia che riguarda la genitorialità delle persone omosessuali, poiché la loro esclusione dall’accesso alle tecniche di PMA trova la sua unica motivazione nel fatto che solo le coppie etero sono ritenute “meritevoli” di procreare e capaci di prendersi cura di figli e figlie. È invece un fatto che – da oramai molti anni – le lesbiche (single o in coppia) facciano comunque figli prendendosene cura egregiamente, con la sola differenza che, per realizzare tale loro aspirazione, sono costrette a recarsi all’estero per l’inseminazione o ad ordinare online kit di autoinseminazione da multinazionali del seme.

Il ricorso alla Corte Costituzionale è stato reso possibile solo ora all’esito della promulgazione della legge Cirinnà, che equipara (finalmente) le coppie omosessuali unite civilmente alle coppie etero sposate; come ben sappiamo, il percorso legislativo si è potuto realizzare solo “a metà”, lasciando scoperta ogni questione relativa alla possibilità – per queste famiglie – di prendersi cura dei loro bambini  “da genitori”.

Tuttavia la legge Cirinnà è un martello che consente oggi di sradicare le fondamenta di questo ennesimo muro di pregiudizi e disparità che, a colpi di sentenze, sta crollando un mattone alla volta nelle aule di tribunale.
Pertanto ci auguriamo che anche la Consulta prenda atto che le coppie lesbiche unite civilmente sono “famiglia” e stabilisca che non ha più motivo di esistere per loro alcuna preclusione all’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Vorremmo anzi facesse di più, consentendo anche a donne single di potervi accedere. Sono, queste (a ben vedere), tutte questioni di genitorialità che andrebbero affrontate nel loro complesso, riformando la materia in modo più organico ed efficiente per tutte le cittadine e i cittadini ed a tutela di tutti i bambini: da questo governo non ci aspettiamo tuttavia niente del genere, sicché tocca alle associazioni entrare in campo.

Ci impegniamo perciò a porre in essere ogni iniziativa – anche giudiziaria – utile al riguardo. Stay tuned.


Approfondimenti:
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