UN VIVAIO DI FINOCCHI(E)

Delle parole di Vittorio Feltri, più volte ribadite in questi giorni, ciò che forse lascia più sgomente non è l’ordinarietà delle stesse né l’indifferenza delle Istituzioni rispetto ad esse. Non è neppure il fatto che le sue colleghe e i suoi colleghi abbiano ignorato che un personaggio della sua caratura abbia definito il Pride di Milano, celebrazione degli storici moti di liberazione di Stonewall, un “vivaio di finocchi“, motivando la definizione – a dir poco infelice – affermando che “omosessuali è un termine medico, e io non sono infermiere”.

Ciò che probabilmente è più grave è la totale mancanza di stupore.

Nessuna persona LGBTI ha reagito con sorpresa, nell’apprendere che un giornalista e scrittore italiano abbia pubblicamente pronunciato parole come “ricchione” o “frocio”.

Eccezion fatta per alcune timide reazioni di sconcerto, le affermazioni del giornalista di Libero e de Il Giornale hanno smesso di essere rilevanti in pochi giorni, lasciando rapidamente il posto ad altre discutibili dichiarazioni dello stesso.
Prevedibile anche la mancata menzione delle lesbiche, delle persone trans* e delle persone intersex che, a quanto pare, non esistono.

Il mese del Pride si avvicina al termine, lasciando dietro di sé la consueta scia di macerie: da chi definisce il Pride una carnevalata, a chi punta il dito contro chi sceglie quel giorno come momento di libera espressione del proprio corpo, da chi nega la necessità di richiedere dei diritti (come Feltri) a chi incute paura di ritorsione nei confronti di chi sceglie di parteciparvi.

La comunità LGBTI entro breve ricomincerà a lavorare duramente per i Pride del prossimo anno, ma forse vale la pena fermarsi un momento e riflettere in merito a chi Vittorio Feltri rappresenta: non solo ignoranza, intolleranza, omo-lesbo-bi-transfobia e mancanza di rispetto (e anche di cognizione in merito a ciò che è e ciò che non è, ad oggi, patologia).

Vittorio Feltri rappresenta l’abitudine ad affermazioni del genere, la loro ormai insopportabile quotidianità.

Vogliamo concludere il mese dell’orgoglio e affrontare il prossimo Pride a Napoli con la consapevolezza che smettere di stupirsi significa aver perso una parte importante di sé, perché l’abitudine alla discriminazione è impensabile in una società che si affaccia al più imponente cambiamento sociale della Storia: quello della parità e dei diritti, del rispetto e dell’intolleranza verso la violenza di ogni tipo e ad ogni livello.

Il termine corretto, signor Feltri, è “persone”. Dunque può riporre il suo DSM, indietro di alcuni decenni di aggiornamenti, e scendere in piazza con noi.


Approfondimenti:
Vittorio Feltri a Stasera Italia
Vittorio Feltri a L’Aria che tira (La7)

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