Le donne non sono i loro corpi.

In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, Arcigay ha licenziato una campagna fotografica, composta da sei scatti, che ha scosso molte personalità del movimento.

“Nessun controllo sul mio corpo. L’autodeterminazione delle donne non si tocca”, ma a quanto pare si strumentalizza.

Il 25 Novembre rappresenta dal 1999 una giornata di riflessione politica e sociale rispetto al fenomeno della violenza di genere, alle sue radici, alle sue conseguenze e alle politiche di supporto alle donne che la subiscono.

La campagna Arcigay svuota il 25 Novembre del suo significato, per agire una riqualificazione di necessità: promuovendo l’autodeterminazione su corpi indistinguibili, spersonalizzati e dotati solo di una connotazione rispetto ad orientamento e identità di genere, si conclude con l’immancabile riferimento alla Gestazione per Altr*. Una scelta sul corpo che passa attraverso un concetto totalmente altro: lo smantellamento della maternità obbligatoria, della maternità come desiderio imprescindibile dalle donne tutte.

“Essere madre è una libera scelta. Ma anche non esserlo, lo è”.
Un caposaldo del femminismo, la decostruzione del ruolo di genere imposto, viene utilizzato per narrare un’altra storia, quella delle donne che, consapevolmente e per motivi diversi, agiscono una scelta sulla propria capacità riproduttiva.

La Gestazione per Altr* è oggetto da alcuni anni di accese riflessioni ed è fuori di dubbio che sia stata affrontata talvolta con violenza e che le attrici principali della discussione, le gestanti, siano state ignorate e criticate a seconda delle necessità politiche.
Siamo certe, però, che alle stesse vada dedicato uno spazio conforme alla complessità del problema, differente rispetto al 25 Novembre, dedicato alle donne vittime di violenza sulla base del loro genere, vittime del patriarcato e del sessismo.
Le donne che decidono di assumere il ruolo di Gestanti non sono discriminate sulla base del loro genere, piuttosto sulla base del rifiuto del loro ruolo di genere in una società che le vuole madri amorevoli a tutti i costi.

Nella Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza maschile sulle donne si parla infatti di medicalizzazione e mutilazione delle persone intersex, subita a prescindere dal genere; si parla dello stigma legato alla bisessualità, subita a prescindere dal genere; si parla di transfobia, in particolare di stigma rispetto alla scelta di affrontare interventi di riassegnazione, agita a prescindere dal genere di elezione.

Non si parla delle centinaia di donne ogni anno uccise per il loro genere. Non si parla delle migliaia di donne che subiscono mutilazione genitale sulla base del loro genere. Non si parla dei milioni di donne che, nel corso della storia, sono state discriminate, escluse, zittite, emarginate, stuprate, bruciate e uccise sulla base del loro genere.

Del 25 Novembre, Arcigay ha fatto una giornata che non è quella contro la violenza sulle donne, ma sui corpi.
Ma le donne non sono i loro corpi.

Le donne non sono i loro corpi, e se la battaglia per la rivendicazione dell’autodeterminazione sugli stessi le coinvolge, non le rappresenta nella giornata del 25 Novembre.

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