Beppe Grillo ci spiega cos’è uno stupro, agendo Victim Blaming

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Due giorni fa, veniva pubblicata una IGTV su Instagram. A parlare, o meglio urlare, è Beppe Grillo. Niente di nuovo. Esprimere idee gridando senza alcun freno, fino a diventare rosso di rabbia e a perdere la voce è qualcosa che lo ha reso riconoscibile fin dagli albori della sua carriera politica. Il video dura meno di due minuti, eppure riesce comunque a trasmettere un certo disagio, se non altro per la violenza dei toni, elemento sul quale è fondato il suo personaggio. Ciò che realmente lascia l’amaro in bocca, tuttavia, sono i contenuti.

Due anni fa suo figlio, Ciro Grillo, insieme a tre amici, è stato accusato di stupro.
E allora? Perché invece di sparire nell’etere, Beppe Grillo urla? Beh per fare victim blaming, è ovvio.

Beppe Grillo urla per difendere suo figlio, accusando la ragazza di mentire e di aver denunciato uno stupro che non è mai avvenuto. Adducendo che “dal video” (perché i quattro hanno pure filmato le violenze) “si vede che era consenziente”. E anche la madre di Ciro, che gentile, asserisce che è proprio vero, dal video è evidente che non si è consumato alcun abuso. Oltretutto – dice – sarebbe assurdo per una donna far trascorrere ben 8 giorni per denunciare, per cui secondo Grillo sarebbe ovvio che mente.
Chiaro, no?

Questo video, in soli 97 secondi, ha agito un ulteriore, violento e totalmente non necessario abuso ad una vittima di stupro.
Prendiamo un bel respiro, mettiamo in pausa le urla ed esaminiamo la ricostruzione che è stata fatta dell’accaduto.

LA RICOSTRUZIONE

Sardegna, 15 – 16 luglio 2019
I quattro accusati trascorrevano una serata in discoteca con due ragazze, S.J. e R.M. Successivamente si sono recati tutti e sei a casa di Ciro Grillo, in stato di alterazione per uso di alcol. Non ci sarebbe granché bisogno di ricostruire oltre, perché in stato di alterazione non si può dare il proprio consenso all’atto sessuale, ma andiamo comunque avanti.
Intorno alle sei del mattino, R.M. si addormenta, e S.J. resta sola con i quattro ragazzi. S.J. viene condotta in camera da letto e abusata da uno dei quattro, l’abuso si ripete nella doccia. Gli altri tre assistono.
S.J. viene costretta a bere mezza bottiglia di vodka e, in stato completamente compromesso, viene costretta ad avere fino a sei rapporti con i quattro ragazzi, poi perde conoscenza fino al pomeriggio del giorno successivo.
S.J. sostiene che anche la sua amica sia stata molestata, mentre era incosciente.
Trascorrono otto giorni, poi S.J. denuncia i quattro ragazzi.

Tralasciando la nausea, dopo la ricostruzione dei fatti, riascoltiamo le parole di Beppe Grillo:
«Una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo 8 giorni fa la denuncia vi è sembrato strano, bene è strano. […] Si vede che c’è la consenzientità (ndr. si dice consensualità), si vede che c’è il gruppo che ride, che sono ragazzi di 19 anni, che si stanno divertendo, che sono in mutande, che sono in mutande e saltellano con il pisello così perché sono quattro coglioni.»

Alcuni appunti.
Una persona che viene stuprata può denunciare immediatamente, dopo otto giorni, dopo otto mesi, oppure mai. (1) Questo non annulla la violenza che ha subìto e che porterà incisa sulla pelle per tutta la vita. Infinite sono le donne che subiscono uno stupro e, nell’istante successivo, tornano a lavoro, vanno a scuola, preparano il pranzo, rispondono al telefono. E non perché ciò che hanno subìto sia nulla, né tanto meno sia consensuale, ma perché si difendono dal trauma. Ci sono donne la cui mente rimuove completamente il ricordo della violenza per anni, per proteggere la propria salute mentale. Che S.J. abbia fatto kitesurf il giorno successivo non è affatto strano, né dovrebbe interessare a nessun*.

Il consenso non sussiste se la persona non è in grado di darlo o di ritirarlo, in quanto in stato di alterazione. Se prendessimo il tuo Rolex mentre sei quasi incosciente, caro Beppe Grillo, ci accuseresti di furto o ci diresti che ci stiamo divertendo insieme?
Un “gruppo di ragazzi che ride” sicuramente c’era. Ma la ragazza, rideva? Rideva mentre veniva stuprata dal branco? Rideva mentre veniva costretta, già ubriaca, a bere ancora e ancora, finendo per essere del tutto incapace di restare lucida?

Se prendessimo il tuo Rolex mentre sei quasi incosciente, caro Beppe Grillo, ci accuseresti di furto o ci diresti che ci stiamo divertendo insieme?

Dall’alto del suo incalcolabile privilegio, Beppe Grillo ci spiega cosa è stupro e cosa non lo è.
Da maschio bianco, cisgender, eterosessuale, ricco, noto, inserito nella politica, spiega cosa è stupro e cosa non lo è, colpevolizzando la vittima di abusi per scagionarne il carnefice, suo figlio.
Saranno le indagini a definire l’accaduto, di certo non un video IGTV, ma la sentenza di Victim Blaming è già pronunciata e, come spesso accade, arriva da un uomo.

A chi ha espresso solidarietà per Beppe Grillo, come Di Battista, ricordiamo che lo stupro di gruppo non è una cosa per la quale esprimere solidarietà, ma da condannare ad ogni livello e in ogni modo.

 


(1) La legge italiana impone un limite di 12 mesi per denunciare il fatto, anche se allo scadere dei 12 mesi la vittima non può certo dirsi guarita dal trauma.

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