La Rivoluzione di questo (e di ogni) 25 Aprile siamo noi

resistenza

Questa mattina, nel silenzio di una delle migliaia di città italiane silenziate e svuotate dalla quarantena, mi son svegliata e ho cominciato a cantare o meglio, ammettiamolo, ad urlare “Bella Ciao!” con le finestre spalancate sulle strade vuote. Dopo 75 anni l’Italia ha ancora fortemente bisogno di intonare il brano iconico della libertà, della resistenza, della lotta all’oppressione, alla censura, alla segregazione, alla discriminazione.
Per alcune di noi, non c’è 25 Aprile senza quelle parole così piene di Storia.

Il 25 Aprile di 75 anni fa infatti, il nostro Paese veniva liberato da uno dei regimi più oppressivi della nostra Storia, grazie al coraggio straordinario di cittadine e cittadini che hanno posto il principio della libertà collettiva al di sopra di quello della sopravvivenza individuale, attivando uno dei movimenti culturali e politici più rivoluzionari della nostra epoca. Persone di ogni genere, età e condizione socio-economica hanno immolato la propria sicurezza al bene comune, prendendo posizione contro una dinamica di potere volta a piegare le vite di milioni di persone.

Come è cambiato il concetto di libertà in questi anni?

Benché oggi le strade siano vuote e le piazze silenziose, quel movimento rivoluzionario è ancora vivo e pulsante all’interno del tessuto sociale, e rivendica ancora quella libertà che un tempo lottava contro un nemico visibile e parlante, e che oggi invece affronta il complesso compito di riportare alla luce un’oppressione ben più sottile, che grazie ai moderni strumenti comunicativi si è perfezionata e ha raggiunto un’efficacia mai conosciuta prima.
Un tempo il diritto di voto veniva stralciato dalla pressione visibile delle milizie fasciste, oggi è la comunicazione viziata dalla menzogna ad indirizzare le scelte politiche dei cittadini. Se un tempo era la censura a limitare l’informazione, oggi sono le tecnologie di profilazione di milioni di utenti a sottoporre le notizie più adatte a direzionare il pensiero collettivo. Se un tempo erano povertà, fame e minacce di guerra, oggi sono il razzismo e la deformazione dei fatti di cronaca a terrorizzare la società per indirizzarla a poteri sempre più restrittivi, immolando ancora una volta le libertà personale.

Qualunque libro di Storia è in grado di raccontare gli orrori del fascismo, testimoniato da materiale fotografico, audio-visivo, documentale, e le ultime generazioni possiedono ancora il valore inestimabile delle testimonianze di chi quegli orrori li porta ancora sulla propria pelle. Eppure oggi, questo frammento indimenticabile della nostra memoria collettiva non è sufficiente a vaccinare la società dalla costante minaccia alla censura delle narrazioni umane.
Con il costante rischio di essere strumentalizzate, screditate, tacciate di appartenere ad uno specifico colore politico, di essere eccessive e mancanti di umorismo, siamo ancora chiamate a rivendicare quella libertà all’autodeterminazione delle individualità. Respingendo ogni tentativo alla disinformazione speculativa, alla repressione di genere, alla discriminazione degli orientamenti sessuali, al rifiuto delle identità di genere, al perpetrarsi di dinamiche di potere oppressivo e controllante.

La Rivoluzione di questo 25 Aprile siamo noi

Le piazze di questo 25 Aprile sono vuote di corpi, ma non di coscienze. Oggi insegnano la lezione più importante: la Resistenza più efficace si conduce all’interno delle nostre case, fra le azioni quotidiane delle nostre giornate, all’interno delle nostre famiglie, informando e formando chi è più vicino a noi.
La Rivoluzione di questo 25 Aprile siamo noi.

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