Le donne tornano ad essere proprietà del marito

Le donne tornano ad essere proprietà del marito.
Questo è quanto accade nell’Italia del 2019, e che emerge dalle scorse elezioni europee di ieri, 26 Maggio, che hanno visto per altro il trionfo della Lega di Salvini con il 34,3% dei consensi.

Il caso ha sollevato tiepide reazioni eppure costituisce un segnale gravissimo in una società patriarcale e pregna di sessismo. A rigor di legge in materia di rinnovo della Tessera Elettorale [art.13 del 30 aprile 1999, n. 120] “per le donne coniugate il cognome può essere seguito da quello del marito”.

Può, eppure, come segnalato da Iole Murruni, l’ex presidente del Municipio V Valpolcevera, nessuno si è premurato di chiederle se questa possibilità rientrasse nelle sue volontà. La Tessera, come la Murroni ha denunciato su Facebook, le è stata consegnata con il cognome del marito già inserito (seguito dalla dicitura “in”, come da foto)

Non è l’unico caso, benché non vi sia per il momento traccia di altre rimostranze in merito a questo provvedimento retrogrado ed irrispettoso nei confronti delle donne che si sono ritrovate a votare “con il marito in cabina elettorale”, un luogo di democrazia e libertà politica.

Un segnale forte e chiaro in un momento storico e politico che vede la vittoria in Italia ed in Europa (senza dimenticare gli USA di Trump e la Russia di Putin, tanto cari a Matteo Salvini) di un clima misogino e sessista, che a suon di Family Day, Congresso delle Famiglie, attacchi alle Unioni Civili, alla 194, alla disciplina del divorzio e alla tutela delle donne vittime di violenza domestica, sposta sempre di più l’asticella verso un ritorno ad un tempo che non vogliamo ricordare, né di certo vivere.

Mentre nel resto del mondo, Paesi come Islanda e Portogallo pongono in essere misure efficaci per combattere la discriminazione salariale di genere (di cui abbiamo parlato in questo articolo), in Italia si sceglie di stare dalla parte di chi espone bambole gonfiabili durante i propri comizi, dalla parte di chi discute leggi che rimuoverebbero con un colpo di spugna le tutele finora adottate per le donne che subiscono abusi e violenza domestica. Un Paese che nelle proprie amministrazioni locali ignora il diritto di scelta delle donne, costringendole ad essere, ancora una volta, proprietà del marito, perfino nel contesto dell’esercitazione del diritto di voto, conquistato faticosamente dalle donne in Italia appena nel 1945 (fra gli ultimi Paesi al mondo a conquistare il diritto di voto esteso alle donne, il primo fu la Nuova Zelanda nel 1893).

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

X