Report EL*C sulla Lesbofobia

report lesbofobia elc 2021

Traduzione a cura di ALFI del report di EL*C »

EL*C rompe il silenzio sulla lesbofobia come forma di violenza intersezionale

Ora più che mai, con l’attuale ascesa dei discorsi di estrema destra, del nazionalismo e dei movimenti anti-gender, la lesbofobia è presente, ma rimane un fenomeno incompreso, sottovalutato e spesso nemmeno nominato. Per questo, negli ultimi mesi, EL*C è intervenuta, raccogliendo casi e dati da tutta Europa e dall’Asia Centrale, consultandosi con tutte le organizzazioni affiliate e discutendo con le lesbiche attive nei molteplici contesti.

I risultati di questo lavoro sono ora disponibili in un nuovo report, che mostra come la misoginia svolga un ruolo fondamentale nella lesbofobia e come i crimini di odio lesbofobici siano usati per mettere a tacere, punire e opprimere le lesbiche. Eppure l’analisi, le politiche e la legislazione sulla violenza di genere e sui crimini d’odio non considerano le specificità della lesbofobia e ancora una volta il lesbismo passa inosservato. Molto prima di questo report, le lesbiche hanno analizzato e aumentato la consapevolezza sulla lesbofobia, consapevoli del fatto che non parlarne non farà scomparire la lesbofobia, ma la renderà solo più forte. I dati e le informazioni sono qui, è ora di ascoltare e agire.

Sulle identità lesbiche e le oppressioni intersezionali

Nel titolo di questo report, abbiamo deciso di fare riferimento alla lesbofobia come a una forma di violenza “intersezionale“, perché si riferisce sempre a oppressioni che dipendono sia dalle disuguaglianze di genere sia dallo stigma contro l’orientamento sessuale non conforme. È tuttavia importante notare che intersezionalità è un termine coniato e concettualizzato da Kimberle Crenshaw nel 1989[a] e originariamente correlato all’esperienza dell’oppressione delle donne nere, all’intersezione tra genere e razza. Da allora, l’analisi intersezionale è stata utilizzata, in diversi contesti, per identificare e analizzare forme di oppressione basate sull’intreccio di diverse identità sociali.

Pertanto, siamo consapevoli che l’esperienza della lesbofobia non è omogenea nella nostra comunità. In questo report vogliamo porre l’accento sulla lesbofobia, senza dimenticare che i livelli di stigma si moltiplicano e si intensificano a seconda di altre identità sociali percepite o dichiarate, come “identità di genere”, “razza”, “status di cittadinanza”, “rifugiato/status di richiedente asilo”, “classe” o “abilità” ed altri che una lesbica potrebbe incarnare. Da questa storia di oppressione condivisa, ma diversa, lavoriamo per costruire una comunità e un’alleanza in grado di liberare ogni lesbica, anche quando le nostre catene non sono le stesse[b].

Leggi il report completo di EL*C sulla Lesbofobia »


[a] K. Crenshaw (1989) “Demarginalizing the Intersection of Race and Sex: A Black Feminist Critique of Antidiscrimination Doctrine, Feminist Theory and Antiracist Politics”, University of Chicago Legal Forum, vol. 1989 Numero 1, Articolo 8.

[b] Il riferimento qui è alla frase “Io non sono libera mentre ogni donna non è libera, anche quando le sue catene sono molto diverse dalle mie” pronunciata da Audre Lorde nel discorso “GLI USI DELLA RABBIA: LE DONNE CHE RISPONDONO AL RAZZISMO” , presentazione alla conferenza della National Women’s Studies Association del 1981, Storrs, Connecticut.

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