Lesbofobia, non è mai “solo” un insulto

Inizialmente erano “solo” insulti, pronunciati per settimane, poi per mesi, ma senza che nessuno intervenisse in alcun modo.
Poi sono diventati “dispetti”, danni ingenti all’auto di Camilla – quattro gomme squarciate e specchietti strappati -.
La segnalazione ai Carabinieri ha dato come unica risposta “sono cose che si dicono in un litigio” e non ci sono prove che a danneggiare l’auto siano stati loro.
Poi sono arrivati i tentativi di aggressione fisica, la segnalazione fasulla alla ASL dei vicini nel tentativo di far abbattere la cagnolina di Camilla, ed infine le minacce di morte.

La prima domanda da porsi è: “Per quale motivo non mi sento stupit*?”
La seconda domanda da porsi è: “Per quale motivo qualcosa che tristemente, com’è ormai ovvio, costituisce una consuetudine, non è correttamente gestita sul piano della sicurezza, su quello della giustizia e su quello della cura del benessere psicofisico della persona?”

Camilla Cannoni ha appena 23 anni, lavora nella sanità, ha una famiglia, delle amicizie, una storia. Probabilmente ama qualche serie tv, ha una canzone preferita e un comfort food.
Di certo Camilla ha amato e ama qualcuno, ed è proprio questo il problema.
Il fatto che Camilla ami una donna e non un uomo è il problema. E non per la sua famiglia o per i suoi amici, ma per i suoi vicini di casa. Perfetti sconosciuti – e no, non è il film di Genovese – persone totalmente estranee ai suoi affetti, persone del tutto lontane dalla sua vita, se non per una questione di prossimità abitativa.

Amare un’altra donna ha messo Camilla nella condizione di parcheggiare la sua auto a dieci minuti a piedi da casa, per paura che sia nuovamente danneggiata, ha imposto a Camilla di effettuare con la sua cagnolina un controllo alla ASL, per verificare che Easy non dovesse essere abbattuta. Amare un’altra donna l’ha resa vulnerabile ad un odio assurdo, immotivato ma quanto mai violento e realmente pericoloso, che neppure ci stupisce più. Perché è normale. L’odio, la violenza, la paura sono più consueti dell’amore.

Ma non siamo solite chiedere ai nostri vicini se per loro il nostro colore di capelli è accettabile, se il colore della nostra pelle è di loro gradimento, se il colore dei nostri occhi ci autorizza a vivere nell’appartamento del terzo piano.

Camilla, insieme alla sua compagna, si è rivolta infine a dei legali. Perché in questa Italia travolta dalla crisi sanitaria più grave dai tempi dell’Influenza Spagnola, l’unico cambiamento che ancora non è avvenuto riguarda il rispetto per le altrui vite.

Ci stringiamo ad entrambe ed esprimiamo la nostra vicinanza per questa assurda vicenda, e guardiamo alla discussione alla Camera di questi giorni come ad una reale opportunità di cambiamento sociale, ormai non solo necessario, ma vitale.

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