diritti invisibili logo

Conoscersi, piacersi, amarsi.

Conoscersi, piacersi, amarsi e poi decidere di costruire una famiglia. Impegnarsi a costruire un rapporto equilibrato, sano, e poi svegliarsi di notte per scaldare biberon.
Un percorso della durata di anni, fra un terremoto e l’altro, fra un tramonto e l’altro.
Un percorso che si chiama “famiglia”.

Nel nostro Paese, per qualcuno la biologia conta di più di questo percorso. La stessa biologia che continua ad essere un mistero, la stessa biologia che continua a stupire con le sue inaspettate meraviglie e i suoi mancati miracoli. La stessa che non racconta alcuna storia d’amore o di rispetto, la stessa che non garantisce ciò che realmente è importante all’interno di una famiglia.

Al contrario di quanto si pensa, la biologia non garantisce competenze genitoriali, né garantisce ad alcun* bambin* di crescere in un ambiente rispettoso dei suoi bisogni basilari: sicurezza, cura, coerenza, rispetto e ascolto.

La biologia non ha impedito, nei secoli, la costruzione di decine di formazioni differenti di famiglie, né ha garantito che queste fossero serene. La biologia non ha mai impedito il propagarsi della violenza domestica, che come un virus si è diffusa nella nostra società e che solo oggi viene riconosciuta come tale.

Alessandro Ciani, assessore leghista del Friuli Venezia Giulia, ha tenuto a sottolineare che per le coppie omogenitoriali scegliere di avere figli è un atto egoistico, facendo menzione di depliant e compravendite.
Forse dimenticando che la maggioranza assoluta delle famiglie che ricorrono alle tecniche di PMA e GPA sono composte da persone eterosessuali.
Forse dimenticando l’art. 1 della legge 149 del 28 marzo 2001 che recita “il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia”, e dimenticando anche che esistono migliaia, milioni di famiglie in Italia e nel mondo costituite in modo non convenzionale, ma non meno serene.
Forse dimenticando che tante sue cittadine e tanti suoi cittadini sono proprio in quelle famiglie e meritano lo stesso rispetto e lo stesso riconoscimento riservato a tutte le altre famiglie.

A questo punto, una domanda per l’assessore sorge spontanea: perché diventiamo famiglia quando di tratta di doveri economici verso lo Stato, ma scompariamo quando si tratta di diritti?
Perché le nostre mogli, le madri dei nostri figli, non sono considerate “mamme” all’anagrafe, ma i nostri redditi si sommano per l’ISEE che definisce le rette degli asili?

Caro assessore, avere un ruolo nella Pubblica Amministrazione non significa avere dei diritti in più rispetto ad altr*. Al contrario, significa soprattutto avere dei doveri.
Il dovere di trattare i cittadini e le cittadine allo stesso modo, a prescindere da qualsiasi fattore sociale, economico o personale.
Il dovere di occuparsi del loro benessere, della loro serenità e di garantire loro pari opportunità.
Il dovere di garantire ai bambini e alle bambine la possibilità di crescere in un ambiente sicuro, protetto, circondati dall’amore delle proprie famiglie.
Il dovere di garantire a questi stessi bambini e bambine la possibilità di studiare, istruirsi, curarsi, praticare sport, viaggiare, essere ascoltati, crescere in serenità.

Perciò ci chiediamo: in che modo il suo lavoro sta rispondendo a queste necessità?

0 commenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le ultime news