INAUGURATA A NAPOLI LA PRIMA MOSTRA SULLA LESBOFOBIA IN ITALIA

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Inaugurata a Napoli la mostra con i risultati della prima ricerca sul fenomeno della Lesbofobia in Italia.

NAPOLI – Domenica 3 luglio 2022, nella splendida cornice di Palazzo Venezia, si è tenuta l’inaugurazione della mostra con i risultati della prima ricerca sul fenomeno della Lesbofobia in Italia realizzata dalla rete Meduse – OsservAzioni sulla Lesbofobia.
L’evento è stato promosso da EL*C – Eurocentralasian Lesbian* Community, il network europeo di riferimento per associazioni, gruppi e singole lesbiche del territorio dell’Europa ed Asia Centrale in collaborazione con ALFI – Associazione Lesbica Femminista Italiana e Lesbiche Bologna.
I risultati del report, già pubblicati online lo scorso 17 maggio in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omo-Lesbo-Bi-Transfobia, sono stati sintetizzati in sei pannelli convertiti in una mostra itinerante aperta al pubblico, che potrà essere visionata per qualche giorno presso la Casina Pompeiana di Palazzo Venezia.
A contornare la giornata l’incontro tra diverse realtà del movimento lesbico italiano ed EL*C. Ringraziamo Campo Lesbico di Agape, Azione Gay e Lesbica Firenze e la Rete Donne Transfemminista di Arcigay per essere intervenute.

LA RICERCA
Il report, frutto del lavoro di associazioni, gruppi e singole lesbiche, nasce con l’intento di portare alla luce la lesbofobia come fenomeno estremamente radicato nella società, ma non ancora riconosciuto e attenzionato come dovrebbe.
I risultati del questionario anonimo parlano chiaro: il 77% delle donne lesbiche e bisessuali che hanno risposto (tre persone su quattro) ha dichiarato di aver subito in prima persona episodi di lesbofobia, mentre l’85% dichiara di conoscere almeno un’altra persona vittima di lesbofobia. Inoltre, 1 persona su 4 riconosce di aver subito più di dieci episodi di violenza.
Dati allarmanti che dovrebbero stimolare la riflessione e porre in essere delle azioni di contrasto alle discriminazioni e le violenze vissute quotidianamente dalle donne lesbiche, bisessuali o percepite tali.

LA NARRAZIONE MEDIATICA
L’affossamento del Ddl Zan è stata sicuramente un’occasione persa per i diritti delle persone LGBT+, ma non avrebbe sicuramente sopperito alla povertà informativa dei media che, negli ultimi anni, hanno dato segni evidenti di disinformazione e scarsa conoscenza delle tematiche LGBT+ pubblicando contenuti fuorvianti e, spesso, lesivi nei confronti dei vissuti delle vittime. Basti pensare al lesbicidio di Elisa Pomarelli, avvenuto nel 2019, e a come i media hanno deciso di raccontarlo snaturando completamente la matrice lesbofobica e restituendo all’italiano medio il racconto di un “gigante buon” dal cuore spezzato.
Stanche di queste narrazioni sensazionaliste che puntualmente sviliscono i nostri vissuti personali in cambio di qualche like, siamo convinte che sia tempo che i media restituiscano storie quanto più veritiere e rispettose delle persone coinvolte, per raccontare come ancora oggi essere lesbiche, in Italia, sia una discriminante per la libertà e la felicità individuali.
Questo primo report è solo l’inizio di un percorso che, in quanto partner della rete Medus3, intendiamo portare avanti per fare luce su un fenomeno ancora poco conosciuto e considerato, non solo dalla cittadinanza, ma anche dalle Istituzioni che nulla hanno fatto per contrastare questo fenomeno. L’affossamento del Ddl Zan ne è la prova più eclatante.

LA RETE MEDUS3
La prima ricerca sul fenomeno della Lesbofobia in Italia è stata promossa dal Medus3 – OsservAzioni sulla Lesbofobia, una rete di associazioni, gruppi e singole lesbiche che ha lavorato incessantemente e in sinergia per la realizzazione di un questionario e di un osservatorio che ha censito oltre 100 casi di Lesbofobia verificatisi in Italia negli ultimi anni.

Maggiori informazioni su retemeduse.it

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