Identità negate.

Il dibattito di questi giorni sull’omicidio di Paola Maria Gaglione e sull’aggressione di Ciro Migliore ha scosso l’Italia intera.
I terreni di scontro – mediatico e politico – sono stati molteplici, anche all’interno del movimento LGBT+.
Come associazione lesbica e femminista, che viene da una storia iniziata nel 1996, quella di ArciLesbica, è giunta l’ora di prendere parola e chiarirne alcuni termini.

Può essere difficile essere donna in Italia? Sì.
Può essere difficile essere lesbica in Italia? Sì.
Può essere che sia così difficile che chi, per qualsiasi motivo, è priva degli strumenti giusti, a volte fatichi a riconoscersi come donna e come lesbica, laddove le viene richiesto di soddisfare ad ogni costo degli standard comportamentali, sociali, estetici che non la rispecchiano.
Evitare che accada, rendere ogni donna libera di essere sé stessa, è uno dei pilastri della lotta per la visibilità lesbica, che sempre porteremo avanti.

Ma non sarà negando le esistenze altrui che affermeremo la nostra.

Prendiamo con forza le distanze dalle dichiarazioni di ArciLesbica Nazionale, che cancellano l’autodeterminazione delle identità trans*, che cancellano anche solo la possibilità di una consapevolezza che invece non è affare di nessuna associazione, politica o ideologia.
Che la cancellano, con quegli stessi modi con cui le nostre esistenze lesbiche sono state, e sono tuttora, sistematicamente negate.

Saremo sempre qui a difendere l’identità lesbica, ma mai saremo complici di chiunque abbia la pretesa di conoscere le storie altrui senza averne rispetto.

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