Tampon Tax e Period Poverty

Tampon Tax e Period Poverty

Quest’anno il tema della tampon tax è stato al centro di numerose polemiche, di proteste e proposte di Legge per la riduzione dell’aliquota dell’imposta (IVA) relativa ai prodotti per le mestruazioni: assorbenti igienici, tamponi, coppette e spugne mestruali. Perché?

In Italia i prodotti di consumo subiscono una tassazione differente in base alla categoria di appartenenza: i beni di prima necessità (prodotti agroalimentari, alimenti, prodotti di uso quotidiano, come ad esempio i rasoi) sono tassati al 4%; i beni e servizi para-alimentari o di ricovero (ed esempio forniture gas ed elettriche per le abitazioni) sono tassati al 10%; i beni di consumo non necessari, ma velleitari che quindi potremmo definire di lusso, sono tassati al 22%.

In Italia sono circa 25 milioni le donne in una fascia d’età compresa fra i 13 e i 50 anni, che fanno uso mensile di assorbenti, tampax e coppette, tassati come un bene di lusso al 22%, al pari di una lavatrice.

Qualche dato

Nell’arco della sua vita, una donna affronta circa 440 mestruazioni, per un totale di 2.200 giorni, e fa uso di circa 11.000 assorbenti (una stima di 5 al giorno), con una spesa che oscilla fra i 1.000 e i 2.200 euro (a seconda della marca, della tipologia, del dispositivo).
Bene di lusso? L’utilizzo di un dispositivo igienico che dia la possibilità di proseguire con la propria quotidianità in una condizione igienica salutare è un bene di lusso? Le mestruazioni e la loro corretta e igienica gestione sono una velleità non necessaria?

La Period Poverty

Fra le conseguenze di questa gestione scellerata delle necessità igienico-sanitarie femminili è in Italia e nel mondo l’emergenza sociale della “period poverty”: l’impossibilità di procurarsi dispositivi adeguati ad affrontare le mestruazioni in sicurezza ed in condizioni igienico-sanitarie sicure.
La Period Poverty incide sulla frequenza scolastica e lavorativa, sulla salute e sul rischio di infezioni, causate dall’utilizzo di dispositivi inadatti.

In Inghilterra il 15% delle ragazze fra i 14 e i 21 anni ha dichiarato di non poter acquistare assorbenti a causa costo elevato, il 14% ha dichiarato di averli chiesti in prestito.

Negli ultimi anni sono state decine le iniziative che nel mondo hanno tentato di contrastare questo fenomeno e le sue conseguenze. Anche l’Italia ha visto sfilare proposte di Legge che si prefiggevano di categorizzare i dispositivi igienico-sanitari destinati alle mestruazioni come “beni di prima necessità”, con un passaggio di IVA dal 22 al 4%, ma ad oggi le donne in Italia comprano ancora “beni di lusso” ogni mese, per poter affrontare le mestruazioni in modo sano e corretto.

Le mestruazioni esistono.
E la loro gestione igienico-sanitaria corretta  non è un bene velleitario.


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