Omosessualità comportamento a rischio Covid-19: i ruggenti anni ’20 (del XXI secolo)

Inserendo nella barra di ricerca Google le parole “Ministero della Salute”, si ottengono oltre 49 milioni di risultati, in appena 0,70 secondi. Al primo posto la sezione governativa dedicata, la cui descrizione recita orgogliosa: “Il Ministero della Salute promuove e tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse delle collettività, in attuazione dell’articolo 32…”

Sembra divertente. Diamo un’occhiata.
Nella sezione “Social Media Policy” è descritta la Moderazione della discussione online, in cui “Il Ministero della Salute invita a una conversazione educata, pertinente e rispettosa” e dichiara di non tollerare “insulti, turpiloquio, minacce o atteggiamenti che ledano la dignità delle persone e il decoro delle Istituzioni, i diritti delle minoranze e dei minori, i principi di libertà e uguaglianza.”

È davvero curioso.
Perché è proprio sul sito del Ministero della Salute, nell’area dell’Anagrafe Nazionale dei vaccini, che si colloca il documento digitale più famoso del momento: datato 20 Ottobre 2020 ed intitolato “Specifiche funzionali”, il pdf scaricabile gratuitamente contiene fra i “Comportamenti a rischio”, in materia di contagio da Covid-19, l’omosessualità, al pari di tossicodipendenza e prostituzione.

 

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Rileggendo queste ultime due righe, la mente suggerisce un’immaginario a tinte sbiadite, animato da vecchie Fiat, che sfrecciano a 50 km/h, blue jeans, bretelle e capelli lunghissimi di un’Italia che guardava al 2000 come ad un traguardo, ad un ponte da attraversare per guadagnare un meritato, obbligatorio, fisiologico cambiamento culturale.

Il sito web del Ministero della Salute, un po’ come la DeLorean dmc-12s, l’auto di Ritorno al Futuro, ci ha regalato in questi giorni di imbarazzo, un incredibile viaggio nel tempo, trasportandoci in un’arretratezza che certamente non invidiamo.
Come un varco spazio-temporale, il documento “Specifiche funzionali”, ci riporta indietro ad un tempo in cui il “comportamento omosessuale” (N.B. l’orientamento sessuale è cosa ben diversa dal comportamento omosessuale, si è difeso il M.d.S.) era designato come antisociale, contrario alla buona salute, facilitatore di diffusione di virus come l’HIV o dell’Epatite, al pari della tossicodipendenza, in conformità ad uno stigma odioso quanto anacronistico. Lo stesso stigma che porta con sé concetti obsoleti ed incongruenti con la realtà, quali promiscuità e sessualità irresponsabile. Ma anche, ancora una volta, focus sull’omosessualità maschile. Le lesbiche infatti, in quanto donne, esulano (sante, e salve) da questi concetti, quindi forse verrebbe da chiedere se questo “comportamento a rischio” riguardi anche le donne, all’alba di un 2021 che tutto ha da invidiare a quanto pare agli anni ’80 di un’Italia ancorata ad un modello patriarcale, sessista, omolesbobitransfobico e condito q.b. di stigmi vecchi di oltre 40 anni.

Lo scandalo che ha investito prima l’Asl di La Spezia e poi l’intero Ministero della Salute, si è animato di voci: pronte scuse da entrambe le parti, promessa di indagine e di provvedimento disciplinare per chi, a quanto pare, non ha notato la mostruosità diffusa nelle Asl di tutta la Nazione, e addirittura il disappunto di Matteo Salvini (Lega), che fa l’occhiolino alla stessa comunità LGBTI+ contro i cui diritti si è strenuamente battuto negli ultimi anni.

A chi in questi anni ha inneggiato ai celeberrimi “problemi più importanti”, ricordiamo che perfino le questioni di second’ordine, nel corso di 40 anni, sono state affrontate dalle Istituzioni di competenza.

 

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