Ricordando Stormé – La donna di colore che ha incitato la rivoluzione di Stonewall

Facciamo un po’ di chiarezza (nessun gioco di parole): la responsabile dell’avvio della rivolta di Stonewall è una lesbica.

È stata tagliata dal film, la storia è stata come al solito riscritta, ma facciamo un po’ di chiarezza (nessun gioco di parole)*: la responsabile dell’avvio della prima sommossa di Stonewall, alle 1:20 del mattino del 28 giugno 1969, è stata una lesbica butch. Quella notte, una coraggiosa donna di colore, Stormé DeLarverie, fu colpita alla testa con una mazza da baseball e ammanettata. La testa le sanguinava, quando si voltò sfacciatamente verso la folla e gridò “PERCHÉ NON FATE QUALCOSA?!”

Dopo una lunga lotta, Stormé fu trascinata verso un furgone della polizia e in quel momento la scena esplose. Quella notte d’estate è iniziata una rivoluzione e – si dice – è stata una forte donna di colore a tirare il primo pugno. Esattamente un anno dopo, il 28 giugno 1970, ebbe luogo la prima parata del Pride. Era più di una dimostrazione politica in risposta a quello che successe a Stonewall.

“Un anno dopo che le rivolte di Stonewall hanno trasformato i temibili gay e lesbiche di New York in combattenti, una manciata di noi ha pianificato la nostra prima marcia. Non avevamo idea di come sarebbe andata a finire. Non eravamo nemmeno certi che avremmo ottenuto un permesso. Ed ora eccoci qui, il 28 giugno 1970, con persone radunate a ovest di Sixth Avenue a Waverly Place.” – Fred Sargeant, The Village Voice

Lo Stonewall Inn era di proprietà e gestito dalla mafia. Controllavano da uno spioncino le persone che entravano, e se non eri gay non saresti potuto entrare club. Quando gli agenti di polizia si intromettevano, significava guai. A quei tempi il travestitismo era illegale e potevi essere arrestato per non aver indossato un certo numero di articoli di abbigliamento “adatti al tuo genere”.

“Il nome Stormé DeLarverie potrebbe non far suonare un campanello, ma dovrebbe.”

Stormé DeLarverie, nata da madre afro-americana e padre bianco negli anni ’20, si esibiva come drak king e fu una delle numerose lesbiche “butch” che combatterono contro la polizia nelle notti delle rivolte. Quando Stormé lanciò il primo pugno, quella notte, fu per legittima difesa. “Il poliziotto mi ha colpita e io l’ho colpito a mia volta”, ha raccontato Stormé.

“Il nome Stormé DeLarverie potrebbe non far suonare un campanello, ma dovrebbe. Alcuni l’hanno definita la “Rosa Parks della comunità gay” – After Ellen

Stormé DeLarverie non ha mai cercato di prendersi il merito di aver incitato un movimento storico. Ma molti raccontano la sua “chiamata alle armi” e le potenti parole che ha gridato con tutte le sue forze e che hanno suscitato le rivolte di Stonewall.

“Quella notte, gli omosessuali, le lesbiche, le drag queen e i drag king che erano rimasti là fuori hanno deciso di ribellarsi.” – Washington Post

Stormé DeLarverie ha servito la comunità lesbica per decenni come volontaria nelle pattuglie di strada. Ha pattugliato i bar lesbici per tenere al sicuro ciò che lei chiamava amorevolmente le sue “bambine”. Era androgina, alta, scura, bella e legalmente armata. Ha fatto tutto questo fino a quando aveva 80 anni o giù di lì, ritirandosi nei primi anni 2000. Nel 2017 sono solo una manciata i bar lesbici rimasti negli Stati Uniti. L’ultimo bar lesbico rimasto a San Francisco, il Lexington Club, ha chiuso i battenti nel 2015. Stormé è ricordata con affetto come un “supereroe gay”, una protettrice senza paura degli spazi lesbici che si sono quasi estinti.

Stormé DeLarverie è morta nel sonno a Brooklyn, il 24 maggio 2014.


*La frase “let’s set the record straight” gioca con il termine straight, sinonimo di eterosessuale.

Traduzione originale dell’articolo di Julia Diana Robertson:
Remembering Stormé – The Woman Of Color Who Incited The Stonewall Revolution

Leggi anche: From the Archives: An interview with lesbian Stonewall veteran Stormé DeLarverie

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