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A Verona le parole dell’attivismo internazionale: famiglie e vita crescono con diritti

Italia Laica, Verona Libera. Questo il titolo dell’evento che sabato 30 marzo ha riunito a Verona la società civile e alcune associazioni per un confronto sul tema dei diritti con esponenti dell’attivismo europeo e americano. Nell’ appuntamento promosso da Ippfen (ong che si occupa di salute riproduttiva e diritti a livello internazionale), Uaar (Unione agnostici e atei italiani) e Rebel Network (rete femministe per i diritti) sono state coinvolte più di cinquanta realtà riunitesi per porsi in alternativa al Congresso mondiale delle famiglie, la kermess dell’integralismo religioso che con l’appoggio di una parte del governo mira a privare la nostra società di diritti che parevano oramai acquisiti come quello all’aborto, il diritto al divorzio, il diritto delle persone omosessuali di vivere alla luce del sole il proprio orientamento. In sala attiviste dal Canada, dall’ Argentina, dagli Stati Uniti e da molti paesi europei, per sostenere l’Italia in questo momento difficile portando la propria esperienza e creando nuove alleanze.

Ricerca, linguaggio, comunicazione, questi gli elementi su cui fondare le attività volte a smascherare le tecniche con cui l’opinione pubblica viene manipolata attraverso una propaganda che utilizza parole buone come famiglia o vita mentre a porte chiuse parla di odio, di potere, di denaro e di morte. È già accaduto nei loro paesi, ci hanno raccontato Marina Skrabalo (Solidarnia, Croazia), Gillian Kane (ipas Stati Uniti) e un’attivista di Women Strike, l’organizzazione che in Polonia ha portato in piazza milioni di persone in difesa del diritto all’aborto. Gli integralisti si travestono da moderati, si propongono come conservatori dei valori, garanti delle tradizioni e dell’ ordine mentre scrivono leggi che erodono i diritti così lentamente e in modo così subdolo che ci si sveglia un giorno in un paese che si stenta a riconoscere. Sta accadendo in Italia, e così come non se ne sono accorti in Polonia o in Croazia, nemmeno qui si sta facendo abbastanza per impedirlo. Le attiviste internazionali hanno confermato quei legami tra l’integralismo religioso e la Russia di Putin di cui in Italia si è cominciato a parlare nelle ultime settimane grazie ad alcune inchieste giornalistiche che parlano di cospicui finanziamenti alla Lega da parte di oligarchi russi, attori con la chiesa ortodossa di un disegno che ha come obiettivo la distruzione dell’unione europea (non stupisce dunque che tra i relatori al Congresso delle famiglie ci sia il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità), concetto ripreso anche da Enrica Guglielmotti che ha presentato un’ importante ricerca in trenta paesi europei sulle connessioni tra cattolici integralisti e movimenti di estrema destra (condotta da Epf e tradotta in italiano da Se non ora quando Torino disponibile scrivendo a senonoraquando.torino@hotmail.it) che con ‘Agenda Europa’ mirano a ristabilire quello che per loro è “l’ordine naturale”.

Proprio sulla necessità di difendere e proporre con forza i valori e le tradizioni che hanno ispirato la nascita dell’Unione europea il cuore dell’intervento Marina Škrabalo che ha ricordato come è grazie a questi valori che lentamente è stato possibile proseguire nella conquista di diritti umani sempre più condivisi e rispettosi di ogni differenza e di far uscire le donne dalla sottomissione. Molti gli appelli alle libertà individuali.
Francesca Chiavacci di Arci Nazionale ha ricordato che i diritti sono ossigeno per le nostre vite quotidiane ma per essere legittimati devono essere condivisi tra tutti gli esseri umani, Sebastiano Secci, del circolo Mario Mieli, ha ricordato come le società vengono derubate della democrazia un poco alla volta, concetto ribadito anche dall’avvocato Antonio Rotelli di Rete Lendford secondo il quale alcuni effetti di questi interventi legislativi e interpretativi del diritto si vedranno nei prossimi dieci anni, come accaduto con la lenta ma precisa costruzione dell’inesistente teoria del gender che però ha avuto effetti devastanti in questi ultimi due anni nel togliere alle scuole il ruolo di trasmettere la cultura del rispetto.

Sulla necessità di una attenta analisi dei contenuti della propaganda integralista per strutturare efficaci azioni di contrasto si è soffermata anche Serena Toccagni di Alfi (ass. Lesbiche femministe italiane). Di scuola ha parlato Samanta Picciaiola, insegnante della rete Educare alle differenze, forte sostenitrice della laicità della proposta formativa e dell’autonomia dei docenti, come ha ribadito anche Roberto Grendene di Uaar. Di laicità e autodeterminazione ha parlato anche Sandro Galittu, (Cgil-Nuovi Diritti), che ha definito claustrofobia il modello sociale proposto dagli integralisti del Wcf. Fiorenzo Gimelli ha raccontato come l’associazione di cui è presidente, Agedo (ass. genitori di persone omosessuali), si ponga proprio partendo dal mondo della scuola come ponte tra due mondi quello eterosessuale e quello lgbtq, apparentemente lontani ma molto vicini nei contenuti.
Anche il presidente di Arcigay Gabriele Pezzoni ha sottolineato l’importanza di restituire all’orientamento sessuale la sua normalità attraverso una visibilità necessaria per mostrare ciò che è una realtà che ci vive accanto, tutti i giorni e in ogni ambito, naturalmente.

Persone qualsiasi in famiglie qualsiasi, come ha ribadito anche la presidente di Famiglie Arcobaleno, Marilena Grassadonia, famiglie in cui i bambini hanno diritto di essere tutelati come qualsiasi altro. Come ha detto Yuri Guaiana, in rappresentanza del movimento All Out, «Cos’è la famiglia lo decide l’amore» riprendendo lo slogan proiettato sui muri di Verona giovedì 28 marzo. Sconvolgente l’intervento di Peppe Scognamiglio, Cooperativa Siani di Libera contro le mafie, che ha affrontato il significato del termine famiglia tradizionale, citando alcuni clan mafiosi in cui i genitori mettono in prostituzione i propri figli minori o per necessità economiche o come attività di lucro. Bambini e bambine di cui nessuno sembra volersi curare, così come abbandonati dalle istituzioni sono quei figli che nei contesti mafiosi disconoscono la famiglia, i Peppino Impastato che nessuno protegge. D’altronde uno degli aspetti che mi ha sempre sconcertata di fronte al popolo del family day è infatti la loro apprensione/ossessione per i feti, quando per le sofferenze di bambini e bambine, ad esempio quelli vittime della pedofilia nelle famiglie tradizionali o nelle parrocchie, finora non erano mai scesi in piazza a protestare.

A proposito di embrioni Silvana Agatone, presidente di Laiga, associazione ginecologi per l’applicazione della legge 194, ha evidenziato come il ddl 950 con primi firmatari Gasparri e Quagliariello sia rivolto a veder equiparato l’embrione alla persona e di conseguenza l’aborto all’omicidio, condannando così le donne che interrompono la gravidanza al carcere.
Analogo obiettivo la recente proposta di legge leghista di impedire l’aborto anche in caso di gravi malformazioni del feto. Provvedimenti che dunque, pur non attaccando direttamente la legge 194, di fatto la annullerebbero, criminalizzando le donne e rendendole delle assassine, nonché facendo ripiombare l’Italia nella piaga dell’aborto clandestino.

Lella Palladino, presidente della rete Dire dei centri antiviolenza, ha sottolineato l’urgenza di applicare la convenzione di Istanbul e mettere in atto strumenti adeguati al contrasto alla violenza contro le donne, ribadendo la necessità del ritiro del ddl Pillon che Dire ha chiesto anche attraverso una petizione che ha già raccolto più di 170mila firme. Elisa Ercoli, presidente della Ong Differenza Donna ha definito il patriarcato duro a morire ma ha dichiarato con slancio che le lotte dei movimenti e delle donne possono rappresentare un imprevisto potentissimo, una forza irrefrenabile. Di entusiasmo per queste nuove alleanze nella società civile e della necessità di coinvolgere più cittadini e cittadine in difesa dei diritti hanno parlato anche Adele Orioli, Uaar, e Lilia Giugni della rete femminista Rebel Network, la cui presidente, Luisa Rizzitelli, con il “patto di Verona” ha rilanciato la creazione di una piattaforma operativa per presentare nuove e imponenti azioni di protesta capaci di fermare una strategia che con la religione non ha niente a che fare ma che è solo una concezione suprematista del potere. Rizzitelli ha anche lanciato un monito a Fontana, Salvini e Bussetti che con la loro presenza e i loro patrocini al Congresso delle famiglie hanno voluto avallarne e sostenerne i contenuti. Rispettino il loro ruolo, ha detto, in cui devono farsi portatori, in rappresentanza di tutto il paese, dei valori della costituzione e non soltanto dei loro partiti.

Accorato l’appello dell’avvocata Teresa Manente (Differenza Donna) per ribadire che non può essere preso in esame nessun provvedimento che riguardi la violenza contro le donne senza prima ritirare il ddl Pillon e i disegni di legge ad esso correlati e che mettono seriamente in pericolo la vita delle donne e quelle dei loro figli. Un chiaro riferimento alle proposte avanzate in questi giorni dal Movimento cinque stelle e dalla Lega che non sono che spot elettorali con il chiaro obbiettivo di mostrarsi come i nuovi paladini contro la violenza mentre di fatto sostengono il ddl pillon (di cui propongono soltanto alcune banali modifiche) che compromette il diritto al divorzio e alimenta la violenza domestica e gli abusi sui minori. A fine lavori tutti i partecipanti si sono riuniti con le loro associazioni per partecipare al corteo organizzato da Non una di meno e che ha riunito migliaia di persone di tutte le età e le provenienze. L’evento di sabato mattina ha dato vita ad una serie di interazioni tra associazioni che rappresentano davvero una svolta nella collaborazione a livello internazionale tra l’italia e le altre realtà giunte a Verona non solo per ascoltare e portare le proprie esperienze ma anche, come detto da Irene Donadio di Ippfen, per assicurarci il loro sostegno contro la metamorfosi in corso nel nostro paese, oggetto di loro attenzione e studio. Fondamentale sarà la mobilitazione di un numero sempre maggiore di cittadine e cittadini nei prossimi mesi, in difesa di quei diritti che nelle vite quotidiane di tutti noi sono irrinunciabili.

[Fonte: La 27ma Ora]

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