Afghanistan, le donne fanno rete per l’accoglienza e per la tutela dei diritti di chi resta

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Una delegazione di rappresentanti delle oltre 80 associazioni di donne e terzo settore, tra cui reti come Donne per la salvezza, Le Contemporanee, Asvis, Fuori Quota, Soroptimist International Italia, Rete per la parità, Casa Internazionale delle Donne Roma, Associazione Orlando Bologna, Differenza Donna, Pangea, Be Free e molte altre, è stata ricevuta nelle scorse ore in Farnesina da alcuni funzionari del ministero degli esteri e dal Sottosegretario Benedetto Della Vedova, a seguito della lettera aperta per l’apertura di corridoi umanitari per accogliere rifugiati afghani in Italia.

Durante l’incontro sono state riportate testimonianze dirette e drammatiche della situazione sul campo.

Liste per evacuazione incomplete di persone afghane che hanno collaborato con le forze occidentali, donne e bambini che non riescono a raggiungere l’aeroporto di Kabul unico punto di partenza dell’intero Paese, ormai controllato dai talebani, la razzia di bambine nelle case come bottino di guerra per le milizie talebane come da ultima agghiaccianti notizie, posti di blocco ormai ovunque in cui si rischia la vita, comunità LGBTQ presente nel paese ormai terrorizzata, spesso nascosta nelle fogne di Kabul.
Il quadro è terribile e anche per questo le tante associazioni di attiviste, femministe, di donne che hanno deciso di mobilitarsi concretamente per incoraggiare le istituzioni italiane ad aprire corridoi umanitari il prima possibile compatibilmente con la complessa situazione sul campo, ben riportata nel dettaglio dal Sottosegretario Della Vedova e dalle testimonianze dirette delle associazioni cooperanti presenti in Afghanistan.

Nell’analisi offerta dalle associazioni è emersa la necessità di dettagliare precisamente il numero di persone migranti che il nostro paese ritiene di poter accogliere, come già fatto da Gran Bretagna e Canada, nonché le modalità di accoglienza e nel contempo di bloccare i rimpatri o le ricollocazioni delle persone afghane già nel nostro Paese; di attivare un dialogo con gli enti locali partendo dal coinvolgimento di ANCI in una prospettiva di collaborazione tra terzo settore ed enti locali; la necessità di una risposta pronta europea di cui l’Italia si faccia apripista, andando oltre le diatribe politiche che caratterizzano il tema migrazioni da sempre; la contrarietà a un’unica azione di sostegno ai paesi di prima accoglienza dei rifugiati afghani, tutti paesi con una scarsa tutela dei diritti fondamentali

Gli interventi delle rappresentanti associative si sono concentrate sulla necessità di arrivare rapidamente a soluzioni concrete, sull’ opportunità o meno di creare un fondo ad hoc su cui dirottare eventuali raccolte di denaro da destinare a progetti di cooperazione, sviluppo, formazione e accoglienza nel nostro Paese e in Afghanistan, di cui le istituzioni, insieme alle organizzazioni più attive, si facciano garanti e parte attiva.

Tra le richieste delle associazioni anche un’attenzione particolare al mondo dell’ istruzione e della formazione per rifugiate e rifugiati con una particolare attenzione a bambine e donne e per chi rimane a operare sul campo in Afghanistan, il coinvolgimento del mondo universitario italiano, la protezione e la messa in salvo delle attiviste, delle femministe e che si sono spese in questi anni a Kabul e in altri territori del paese mediorientale, come azione di tutela delle esperienze virtuose per la crescita, la cooperazione e lo sviluppo della popolazione e del paese.

Infine, in attesa del G20 sulla questione femminile previsto per il 26 agosto presieduto da Elena Bonetti dove si ipotizza sarà messo all’ordine del giorno un focus specifico sulla situazione in Afghanistan, le associazioni hanno chiesto di organizzare un follow up più esteso nel mese di settembre in Farnesina, al fine di elaborare una strategia comune e concreta, anche alla luce dei prossimi fatti e delle decisioni dei singoli paesi europei, in una situazione in costante divenire.

Il testo dell’appello

Al presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Mario Draghi
Al Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Luigi Di Maio
Alla Ministra dell’Interno della Repubblica Italiana Luciana Lamorgese
Alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen
Al Presidente del Parlamento Europeo David Maria Sassoli

17 agosto 2021

La fuga occidentale da Kabul e l’avvento dei talebani, nuovamente forza al comando in Afghanistan, sono la dimostrazione di un fallimento per il quale occorrerebbe aprire una seria autocritica anche in Italia, fra tante forze politiche che hanno sostenuto la guerra come strumento per esportare la democrazia.

Oggi la preoccupazione di chi ha a cuore i diritti umani e la salvaguardia della vita di tutti i civili, specie di quelli più a rischio, come donne e bambini, sta raggiungendo il suo culmine.

Noi donne e cittadine dobbiamo fare rete contro ogni violenza e ogni guerra

Sono nostre sorelle il cui destino è di nuovo consegnato a un indicibile orrore. Non lo possiamo e non lo vogliamo più accettare. L’Europa deve reagire, l’Italia deve agire. Quello che urge adesso è consentire a più donne, ragazze e bambine/i possibile di mettersi in salvo in queste ore in cui le maglie del controllo talebano sono ancora slabbrate. E sostenere chi decide di rimanere a lottare nel proprio paese, garantendo il monitoraggio internazionale sui diritti umani e delle donne in particolare.

Canali legali e sicuri di accesso

Tutte le firmatarie, organizzazioni e libere cittadine insieme, chiedono che vengano immediatamente attivati dal nostro Paese e dall’Unione europea corridoi umanitari celeri ed efficaci per portare in salvo le molte persone che in queste ore si accalcano, anche perdendo la vita, lungo strade e aeroporti, per tentare di sfuggire alle milizie talebane.

Devono essere messi a disposizione tutti i posti e le competenze necessarie

Le organizzazioni firmatarie, e le/i singoli che possono farlo, si mettono a disposizione dello Stato e dell’Unione europea per contribuire ad ospitare chi è costretto a fuggire trovando per esse/i alloggi e ristori integrativi rispetto a quelli già inseriti nel sistema di accoglienza, nonché percorsi formativi e lavorativi che consentano loro una libertà e una sicurezza di lunga durata; e per contribuire a creare le condizioni per aiutare e salvare le donne in Afghanistan. Ogni vita salvata dalla violenza è una vittoria per qualsiasi democrazia degna di questo nome.

Bisogna fare tutto e occorre farlo adesso.

[Fonte: Il Manifesto]

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