Lesbiche e disabilità

Che sia visibile o meno, la disabilità esiste e necessita di essere conosciuta e riconosciuta, di essere svuotata degli stigmi che troppo spesso tendono ad invisibilizzarla o emarginarla. Le persone LGBT+ con disabilità inoltre tendono a subire “discriminazione multipla“, ovvero ad essere vittime di omo-lesbo-bi-transfobia, discriminazione basata sulla disabilità e talvolta, discriminazione basata sul genere.

Una donna lesbica con disabilità che ha bisogno di rivolgersi a una figura professionale competente in ambito di violenza domestica, potrebbe avere la necessità di confrontarsi anche sull'aspetto della propria omosessualità legata ad una ulteriore complessità derivante dalla propria disabilità. Infatti, se le persone con disabilità affrontano diverse sfide nella vita quotidiana, le donne lesbiche hanno maggiori probabilità di avere sperimentato abuso domestico e tentato il suicidio.

Una mancanza di autostima può portare le persone disabili ad autoescludersi ed essere disabile lesbica rende la donna stessa due volte discriminata. Il risultato è che la comunità LGBTI visibile non riflette la diversità delle persone LGBTI e lascia un’intera fetta della comunità ignorata o emarginata.

Per questo abbiamo attivato un servizio di prima accoglienza per donne LBTI disabili: un canale preferenziale per le donne con disabilità visibili e invisibili per entrare in contatto con l'Associazione.
Il servizio è gestito da una socia esperta, che si occupa di accoglienza virtuale e formazione sul tema.

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La nostra responsabile dello Sportello.

Il tema della "doppia discriminazione" non viene ancora approfondito o discusso apertamente, né esistono pubblicazioni che parlino in maniera approfondita delle gioie e della bellezza di essere disabile e lesbica. Allo stesso modo, non sono state fatte sufficienti ricerche per esplorare tutti gli aspetti delle intersezioni tra disabilità e identità lesbica. Per questo è importante lavorare e concentrarsi principalmente sulla sfida della rivendicazione di entrambe le identità.

Lo stigma è reale e se la società non riconosce l’importanza del fenomeno del maltrattamento delle persone con disabilità ci sarà sempre poca speranza di un miglioramento dello status in futuro.